Algocrazia e capitalismo di sorveglianza: il mondo è governato dagli algoritmi

NOTA PER I LETTORI: questo articolo è stato scritto a luglio del 2017 ed è stato pubblicato sul mio LinkedIn Pulse

In quella che già oggi molti chiamano l’età degli algoritmi, il mondo potrebbe essere condizionato dall’Intelligenza Artificiale. La conseguenza più immediata è che ‘il potere’ (sociale, economico e politico) si concentra nelle mani di coloro che sono in grado di modellare e controllare gli algoritmi

Le tecnologie di intelligenza artificiale e gli algoritmi possono salvare vite, ottimizzare processi burocratici e rendere più efficienti i modelli organizzativi, dare vita anche a nuovi modelli di business. Ma possono anche influenzare (direttamente o meno) la vita delle persone e il loro lavoro, fino addirittura a manipolare l’economia, la società o la politica. Tra algocrazia e capitalismo di sorveglianza, gli algoritmi stanno avendo un peso sempre più rilevante, concentrando il potere globale nelle mani di pochissime multinazionali.

Algocrazia e capitalismo di sorveglianza: cosa sono?

Aneesh Aneesh, Senior Director, International Affairs and Outreach, Professor of Sociology and Global Studies dell’Università di Wisconsin-Milwaukee (ex professore anche della prestigiosa Stanford University), teorizza la cosiddetta algocrazia, un modello di organizzazione senza controlli burocratici classici, ma guidata da codici e algoritmi. Secondo il ricercatore, ‘le regole del codice’ (o di un algoritmo) possono benissimo rappresentare un modello di organizzazione che può sostituire le ‘regole di un ufficio’ (la burocrazia di un’azienda o di un sistema economico). “L’algocrazia tende ad appiattire tutte le gerarchie burocratiche perché non necessita di alcun livello di gestione intermedio o centralizzato che sia”, spiega Aneesh.

Parla invece di capitalismo di sorveglianza (identificando Google come la pioniera di tale modello) Shoshana Zuboff, Charles Edward Wilson Professor of Business Administration, Emerita alla Harvard Business School che arriva a dire:

Google è la ‘ground zero’ di una nuova specie di capitalismo i cui profitti derivano dalla sorveglianza (unilaterale) e dall’influenza e modifica del comportamento umano. Il capitalismo è stato ‘tradito’ da un progetto lucrativo di sorveglianza che sovverte i normali meccanismi evolutivi della società e dell’economia cambiando completamente le ‘regole del gioco’ e le dinamiche di domanda ed offerta che per anni hanno assicurato la democrazia di mercato”.

Ciò a cui si riferisce la professoressa americana è la modalità attraverso la quale opera Google “monetizzando i dati dagli utenti”: moltissime persone utilizzano i servizi e le applicazioni di Google in modo gratuito, non rendendosi probabilmente nemmeno conto di come in realtà “paghino” tali servizi alla multinazionale (con i propri dati attraverso i quali si deducono comportamenti, abitudini, attitudini, preferenze e addirittura opinioni e ‘sentiment’). Informazioni che la multinazionale rivende agli investitori e utilizza per creare nuovi servizi. Non solo, essendo la stessa Google la proprietaria degli algoritmi che “decidono” che tipo di contenuti far vedere, a chi e come (attraverso news feed, banner pubblicitarie, campagne adv, ecc.), ecco che la proposta di contenuti e la raccolta di dati diventano un tutt’uno gestito unilateralmente.

Sono considerazioni molto critiche quelle di Zuboff che, nelle sue pubblicazioni, si spinge a sostenere come il capitalismo di sorveglianza sia “una nuova mutazione economica, una forma di mercato senza precedenti che fiorisce in uno spazio senza legge”.

Ho avuto modo di approfondire questi temi intervistando i due noti professori/ricercatori grazie ad un servizio realizzato per il numero di giugno 2017 di ZeroUno che ho poi ripreso in forma estesa e senza tagli editoriali sul mio blog >> Post sul mio blog

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Independent Journalist, tech popularizer, author & speaker | Double soul: tech & humanist | Design Thinking Facilitator | Futures Literacy&Foresight Facilitator

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Nicoletta Boldrini

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